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Risposta a Sismondi direttore di Forum PA sulla posta elettronica certitificata
In data 20 settembre, a seguito della lettura dell’articolo di cui riporto in calce alcuni stralci, ho ritenuto di scrivere a Forum Pa le seguenti considerazioni, ora pubblicate sulla rivista che riporta otto commenti di contenuto analogo a quello da me proposto.
Lo scritto è reperibile on line su Forum Pa Sezione Saperi.
Queste le mie brevi considerazioni mosse da un’istintiva reazione alle lungaggini della burocrazia e delle iniziative progettuali della Pa.
“Di cosa dobbiamo meravigliarci, delle insufficienze del nuovo DDI ?. Avevamo un buon ministro (Stanca) che poteva e doveva continuare il lavoro iniziato, che aveva piena consapevolezza dell'Information Tecnology e di tutte le sue implicazioni tecniche e non tecniche; avevamo una struttura del Cnipa che funzionava bene, composta da persone di alto profilo e di consolidata competenza sulla materia; la politica ha ritenuto di farne a meno ed ha affidato all'attuale ministro (Brunetta economista del lavoro e non tecnologo) la responsabilità di gestione di una macchina complessa che può produrre risultati, a dir poco, solo commendevoli.
Gli italiani la Pec ( la posta elettronica certificata )se la sognino e non solo per questa ragione ma anche per un altro ordine di considerazioni : le sole PA che in materia di Information tecnology hanno fatto progressi sono le due agenzie fiscali , Entrate e Territorio, e il Mef ( Ministero del Tesoro ).
Per gli altri enti siamo ancora ben lontani da qualsiasi meta di rilievo.
Lo stato delle amministrazioni locali è, poi, veramente da terzo mondo; basta fare una rapida ricognizione dei servizi offerti dai Comuni, dalle Province e dalle Regioni, per capire quanto sia lontana la meta sperata
Naturalmente tra di esse (PAL) si registrano delle eccezioni.
Infine la formazione del cittadino sull'argomento è in una condizione ancora peggiore.
Quanti sono a conoscenza del fatto che esiste un nuovo Codice che per l’appunto si chiama Codice digitale e che disciplina diritti e doveri di tutti nel nuovo ordine giuridico. Quanti sanno che il Codice, che porta la firma di Stanca quale Ministro dell’epoca, è del 2005?
Le professioni inoltre resistono tutte e non vogliono alzare il velo della trasparenza: cioè l'avvocatura, i medici, i commercialisti etc etc.
Chi si prende la responsabilità di far dispiacere tante parti sociali e tanti destinatari che sono insieme cittadini ma anche parti del processo che non vogliono modificare ? chi ha la forza di innovare lo statu quo, condizione nella quale prospera la inefficienza che aggrava i costi dei servizi a scapito della collettività ?
Efficienza è sinonimo di trasparenza e di efficacia dei servizi, condizioni non sempre gradite a chi sta dalla parte dell’offerta dei servizi stessi, siano essi quelli della giustizia o quelli dell’assistenza sanitaria o altri ancora pubblici o privati che siano, siano essi quelli offerti dalle amministrazioni comunali della città in cui si vive. Gli esempi sono innumerevoli.
E che dire degli amministratori pubblici che della trasparenza non vogliono proprio saperne ?
Possiamo ritenere che i sindaci sono capaci di interagire sui bilanci degli enti da loro amministrati e sulla destinazione delle loro risorse economiche e finanziarie ?
Riferendomi poi a ForumaPa ho loro detto: “siete rimasti solo Voi a continuare una battaglia d’innovazione che presenta peraltro un grosso limite”.
Purtroppo, essa non fuoriesce dai canali dei centomila vostri lettori in rete e degli affezionati destinatari delle newsletter; ad essi viene proposta una caterva di informazioni che ha il limite dato dalla incapacità di essere replicate e trasferite alla grande platea dei cittadini.
Uno Stato affidabile dovrebbe, pertanto, fare scelte prioritarie : per prima cosa formare i suoi cittadini ( nella particolare situazione farli diventare digitali ), completandone le conoscenze, facendo loro intravedere i vantaggi della nuova società e poi assicurare loro gli strumenti per pretendere la comunicazione digitale, la informazione digitale, la democrazia digitale.
Poi mettere gli stessi in condizione di punire, se necessario, ovvero di scegliere solo gli amministratore che si volgono al nuovo.
Si blatera di e-gov da circa dieci anni ma nella direzione della formazione dei cittadini nulla o poco è stato fatto.
Si sono mai letti numeri in milioni di € che traducono in progetti la leva della formazione del cittadino? Ma quanto spendono nei loro bilanci le amministrazioni in tema di it per la formazione dei loro cittadini, per la comunicazione e la e-democracy?
Per saperlo non occorre andare lontano e leggere i bilanci della città in cui si vive.
E allora tutte le parainiziative PEC, pec/cec (lo sono ancor di più oggi con Stanca che fa altri mestieri), sono occasioni e opportunità per sistemare un pò di risorse attraverso strade non del tutto proprie e coerenti. ( Il pensiero espresso lo si intuisce dal tenore dell’articolo di Sismondi visto che il progetto di legge interessa le Poste ).
Il risultato petanto è ben lungi dall'essere concreto.
Siamo stanchi ; ma , purtroppo, non possiamo desistere perché questa è l'unica strada possibile per fare della Pa una cosa diversa , perché diventi una macchina che fa risparmiare risorse finanziarie ed economiche in gran quantità a tutta la collettività. Vale perciò la pena di continuare a battere il chiodo e di non demordere e diffondere informazioni in lungo e in largo.
Formulo queste considerazioni con piena consapevolezza e senza tema di essere smentito; ho alle mie spalle ben quindici anni di Information tecnology e di responsabilità organizzativa e di processo in banche e in aziende dell'IT e di questo mondo conosco tutte le magagne e le grandi capacità di cambiamento.
Qualche tempo fa è comparso l'indice di efficienza del World Economic Forum sul paese Italia che,tra 134 paesi esaminati, ci pone al 48 posto. L'indice costruito è dato dal valore medio di ben dodici pillar.
Il primo di questi è dedicato alla Pa, fatto a sua volta da diciannove sottoindicatori.
Seguono altri pillar tra cui le infrastrutture, la macroeconomia, la salute e l’educazione primaria, l’alta educazione e la formazione, i beni e l’ efficienza del mercato, il lavoro e l’efficienza , la sofisticazione del mercato finanziario, le tecnologie ,l’ innovazione , e la sofisticazione del business.
Ebbene, il dato del 48 posto è la media aritmetica di tutti i circa 200 e più indicatori nei quali, naturalmente, primeggiano in negativo tutti quelli della Pa.
Forse sarebbe opportuno riflettere di più su queste notizie e gli italiani dovrebbero capire che non è solo una sensazione quella che il mondo ha di noi, perché le conclusioni delle indagini vengono determinate attraverso processi di analisi costruiti in anni di lavoro e di attività, attraverso una raccolta di dati estremamente articolata.
Forumpa farebbe bene a ricordare queste cose anche in occasione del Congresso di Maggio ed a segnalare al mondo gli Enti che concorrono agli E-Awards che sviluppano solo It auto referenziata mentre altro è fare l'It per l'utenza cioè per i cittadini.
Pertanto la PEC, almeno per il momento , a dieci anni dai primi documenti, è solo un progetto incompiuto nonostante sia prevista dal codice digitale come diritto del cittadino.
Federico d’aniello
Questo in sintesi l’articolo di SISMONDI Direttore Generale di Forum Pa e della sua rivista on line .
“Lo scorso 5 agosto è stato pubblicato da parte del DDI (il nuovo nome del dipartimento tecnologico di Brunetta che per esteso suona come “Dipartimento per la Digitalizzazione della pubblica amministrazione e l’Innovazione tecnologica”) un importante bando di gara per un servizio di “comunicazione elettronica certificata tra pubblica amministrazione e cittadini”, in breve CEC-PAC. E’ un bando abbastanza ricco omissis ………. Prima di spiegarvi le ragioni della mia perplessità credo sia il caso di ripercorrere, seppure brevissimamente, la storia della posta elettronica certificata (PEC) nella PA che nasce da Stanca nel 2005 e ha visto sino ad ora molti annunci e false partenze
• La posta elettronica certificata (PEC) prende il via con il D.P.R 68/2005, a sua volta "attuativo" di una disposizione del 2000 del Testo unico del Documento Amministrativo dove si leggeva che "la trasmissione del documento informatico per via telematica, con modalità che assicurino l'avvenuta consegna, equivale alla notificazione per mezzo della posta nei casi consentiti dalla legge".
• Con il Decreto Legge 185/2008 (convertito in legge 2/2009) il Governo prevede che le imprese e i professionisti debbano necessariamente dotarsi di una casella di PEC e di concedere una casella di PEC ai cittadini che ne facciano richiesta. Omissis
• "Al cittadino che ne fa richiesta la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie, direttamente o tramite l'affidatario del servizio, assegna un indirizzo di PEC". Lo stesso decreto specifica che l'affidatario del servizio sarà scelto con gara.
Riassumendo:
• il cittadino ha diritto ad una casella PEC.
• omissis
Per concludere, a mio parere, siamo di fronte ad un’iniziativa che potrebbe essere sì un’opportunità importante sulla strada della digitalizzazione della PA e della dematerializzazione, ma ad alcune condizioni che non sembrano del tutto soddisfatte dal bando in questione e che potrebbero essere così riassunte:
• Confermare standard certi per la PEC
• Aprire effettivamente al mercato
• Non creare un dualismo tra PEC e CEC-PA che ci costringa ad avere due caselle certificate una per i rapporti con i privati ed un’altra per i rapporti con le amministrazioni
Per saperne di più su SPC - Sistema Pubblico di Connettività naviga su Saperi PA!
• Infine, ma è la cosa più importante, continuare con decisione l’opera di informatizzazione dei backoffice e di interconnessione (SPC) tra le amministrazioni che garantisca un’effettiva possibilità di applicazione del tanto citato quanto disatteso codice dell’amministrazione digitale. Altrimenti avremo forse una strada, ma come sempre sarà desolatamente deserta.
Federico D'Aniello